Insieme per le cure palliative, le religioni firmano la ‘carta’ – Anche Silvia Codispoti (Aisla) ha partecipato

Promuovere il diritto di tutte le persone anziane con malattie croniche e inguaribili a conoscere e a ricevere le cure palliative, attraverso una “Carta delle religioni per le cure palliative per le persone anziane”. Cure che in Italia sono previste dal 2010, grazie alla legge 38, ma purtroppo gran parte della popolazione non è al corrente di tali diritti e persino fra i medici la conoscenza è scarsa. E’ questo l’obiettivo dell’incontro organizzato dalla Fondazione Maruzza Onlus ‘Religioni Insieme per le Cure Palliative’, ospitato nella Sala Marconi di Radio Vaticana.
Un lavoro collettivo iniziato oltre 6 mesi fa e che si concluderà domani presso la Pontificia Accademia per la Vita con la stesura della Carta, un documento unico di valore universale condiviso e firmato da rappresentanti religiosi di diverse fedi, specialisti in cure palliative, geriatri, esperti di diritti umani, comunicatori, pazienti, volontari e famiglie provenienti da differenti culture, fedi ed esperienze. La ‘Carta’ contribuirà quindi a sensibilizzare le Istituzioni e l’opinione pubblica su un tema di emergenza sociale quale la cura verso una fascia di popolazione che vede nei prossimi anni un aumento esponenziale in termini di numerosità.
Gli spunti di riflessione dell’incontro sono stati ispirati dagli interventi dei partecipanti, in particolar modo dalle testimonianze di Marinella Cellai, che ha raccontato le cure palliative attraverso la sua vita da volontaria da oltre 30 anni, e Angela Pasqualotto, che ha parlato della sua esperienza di paziente e caregiver familiare.
Tra i momenti salienti della giornata, l’intervento di monsignor Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, sul ruolo delle religioni come sostegno ai malati inguaribili e alle cure palliative. “C’è una dimensione che tocca con particolare profondità le religioni- ha detto Paglia- ed è la cura che loro hanno o che sono invitate ad avere per tutto l’uomo, per la sua salute spirituale, la salute del loro corpo, per comprendere che il senso della vita non è solamente un’attenzione per loro stessi, ma per tutti, in particolare quelli più deboli. Quella regola d’oro che dice: ‘Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso’, tradotta positivamente vuol dire ‘Sii attento agli altri come se fossero te stesso’”. Ecco perché “l’amore e la cura sono parte fondamentale del messaggio religioso ed è in questo prendersi cura dell’altro che la filosofia di fondo delle cure palliative trova nelle religioni una delle fonti più importanti- ha concluso- per essere allargata sostenuta e approfondita in tutte le parti del mondo”.
Presente all’incontro anche il professor Suresh Kuttierath Kumar, Direttore del Centro Collaborativo OMS dell’India, che ha discusso su come riuscire a coinvolgere molteplici comunità nell’organizzazione di cure per la popolazione. Silvia Lefebvre D’Ovidio, leader della Fondazione Maruzza, ha portato l’attenzione sul concetto di cure palliative intese come la presa in carico globale del corpo, della mente e dello spirito della persona con l’obiettivo di sostenere anche la famiglia del malato.
Fonte: Dire.it
 

All’evento ed ai lavori ha partecipato anche Aisla con la referente della sezione Aisla Cuneo, Silvia Codispoti, che spiega: “La  Carta è il frutto dell’importante e profondo lavoro di un bellissimo gruppo, composto da persone che arrivavano da tutto il mondo, con l’unico intento di creare un vademecum universale per rendere le cure palliative accessibili alle persone anziane e malate croniche – evidenzia Codispoti – La giornata è iniziata con l’introduzione dei lavori da parte di Silvia Lefebvre D’Ovidio di Fondazione Maruzza e Monsignor Paglia, presidente di Pontificia Accademia per la Vita. Successivamente i gruppi di lavoro si sono riuniti in stanze separate per stilare i punti della Carta secondo l’argomento oggetto di ciascun gruppo: religioni e spiritualità, tavolo clinico, diritti umani, pazienti e famiglie. Una mattinata ricca ed intensa di emozioni, di amore per le persone, di consapevolezza verso la dignità umana”.
Codispoti conclude: “È stato bello notare come, durante l’ultima sessione in cui i punti della carta sono stati riletti e definiti da tutti i partecipanti, la parola “people” (usata anche come plurale di persona) veniva corretta in “persons” proprio per dare il giusto e completo significato all’individualità dell’essere umano. E questo, naturalmente, mi ha riportato al nostro claim di Aisla, persone che aiutano persone, che racchiude veramente il senso completo di tutto quello che facciamo, ogni giorno”.

 
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