A Beba


Il ricordo di Anna Di Landro – AISLA Bergamo  

Cosa dire di fronte alla morte di Beba che era ancora giovane, essendo nata nello stesso anno del mio primo figlio, il 1974?  Mi vengono in mente tanti momenti dalla prima volta in cui sono venuta a trovarla in un triste giorno di pioggia d’autunno, facendo questa strada a tornanti fino ad Adrara San Rocco tutta preoccupata per la guida, ma poi lei

mi ha accolto con quel suo sorriso sul viso, che ancora riusciva ad esprimere, e mi ha scritto sul monitor “benvenuta” e in quel momento ho capito che pur  essendo già completamente immobile, era una persona viva, con ruoli diversi:  una mamma, una moglie, una donna che ancora seguiva lo svolgersi della vita familiare con tutti i problemi che ogni famiglia ha in se (il lavoro scarso del marito, il papà che vive a Milano e non sta bene, la scuola del bambino, la badante che fa i capricci, ecc., ecc.).  Mi mandava dei messaggi per email come una mamma normale, parlandomi del figlio che cominciava a crescere e lo vedeva cambiare con i primi turbamenti dell’adolescenza che se non avessi saputo in che condizioni si trovava, non ci avrei creduto essere scritti solo con il movimento delle palpebre.  E quando si è trasferita a Sarnico era felice perché sarebbe potuta più facilmente andare a fare la spesa al supermercato o una passeggiata sul lungolago. Una delle ultime volte in cui ci siamo viste era ricoverata alla Carisma  a Bergamo e mi ha parlato del figlio che sarebbe andato in vacanza a fare uno stage all’estero  per imparare l’inglese e il suo mestiere di barman e lei non avrebbe così potuto andare al mare per poter mandare lui per i costi. Quando la lasciavo ogni volta mi chiedevo “come fa a resistere in queste condizioni?” 

 Che cosa dire dopo tanti anni di conoscenza, che la devo ringraziare per tutto quello che ha insegnato non solo a me , ma a tutti noi con la sua volontà  di vivere e di andare avanti per quanto completamente immobile con il sorriso sul volto. Anche dalla sua commedia traspare l’amore per la vita che culmina nel momento in cui si canta la canzone “eri una farfalla” che lo zio le aveva dedicato agli inizi della malattia. Ricordo che una maestra che aveva assistito all’ultima rappresentazione al teatro di Colognola nel Gennaio 2017 alla fine mi aveva detto che era uno spettacolo da far girare nelle scuole per far capire ai giovani il valore della vita . Era una farfalla che la scorsa notte è volata in cielo, si è liberata dal suo corpo completamente immobile e ci ha lasciato una testimonianza di amore per la vita che non potremo dimenticare. Sarà un esempio anche per chi si ammala oggi di questa terribile SLA, non ancora curabile, ma con la quale si può continuare a vivere per tanti anni come ha fatto lei. Un saluto, Beba, da tutti noi di AISLA , dai malati che ti hanno conosciuto sia al Nemo di Milano che all’ospedale di Bergamo, con la speranza che un giorno si possa arrivare a curare questa malattia, speranza che non ha abbandonato neppure te fino all’ultimo! 

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